“Comunione”. Prendersi cura della fraternità, dell’Ordine, della Chiesa

Ascoltare e condividere per portare a tutti la gioia del Vangelo: questo è il senso del percorso sinodale che a livello universale è stato aperto dal Papa, il 9 e il 10 ottobre 2021 e che sta trovando la sua piena riflessione in tutte le diocesi.
Il Sinodo è una convocazione che, vuole provocare il rischio del sogno per costruire insieme una nuova fraternità “aperta a tutti gli uomini e le donne, giovani e meno giovani, credenti e non credenti, battezzati e uomini di buona volontà, aperta soprattutto agli scartati, ai fragili.”
È un periodo di comunione profonda che vuole educarci a camminare insieme – laici, religiosi e sacerdoti – per far sì che la chiesa sia sempre più popolo di Dio, Corpo di Cristo, comunione tra tutti i fedeli; come ci ricorda la stessa parola “sinodo”-“syn-odos” (cammino insieme) – a “camminare insieme” alla sequela di Gesù, per costruire una Chiesa viva, capace di manifestare l’amore di Dio con la testimonianza dell’unità e della carità e desiderosa di annunciare il Vangelo in modo credibile.
Camminare insieme trasmette immediatamente due caratteristiche fondamentali, tenendole unite. La prima è il dinamismo del movimento, di un processo che punta a un cambiamento. Chi vuole che tutto rimanga com’è, non si mette in cammino.
La seconda è espressa dalla parola “insieme”: il processo sinodale si pone nella linea della costruzione di un “noi”. Tre gli elementi chiave del Sinodo: comunione, partecipazione, missione.
• Comunione indica la strada dell’unità, del tessere relazioni, di aprire la via all’ascolto, al confronto, al dialogo, all’accoglienza. Abbiamo bisogno di ritrovare questo senso forte di sentirci uniti per il bene; ancora troppa distanza tra la chiesa e il mondo, tra la fraternità e il quartiere, città e le periferie, abbandonate al loro destino, attraversato spesso da povertà e degrado.
• Da qui è urgente una Partecipazione attiva e coinvolgente, che significa amare Dio tenendo sempre fisso lo sguardo sull’uomo, che richiede l’essere protagonisti del cambiamento, anche attraverso l’impegno sociale e politico, che sappia leggere i bisogni del territorio e dare risposte alle attese, in modo speciale dei poveri ed emarginati, per riaffermare la dignità di ogni persona.
• Il terzo elemento chiave è la missione. Che rappresenta l’espressione massima e coinvolgente della comunione.
Il tema della fratellanza, esplicitato nella concretezza nel “prendersi cura”, diventa valore fondante dell’espressione di comunione, come fondamento della convivenza umana, è stato posto di recente all’attenzione del mondo intero da Papa Francesco con l’Enciclica Fratelli tutti, di cui riporto uno dei passaggi significativi:
“La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere.” (Papa Francesco, Documento sulla Fratellanza Umana).
Nell’accezione comune il termine fratellanza indica un sentimento duraturo reciproco d’affetto, secondo un vincolo di sangue. Per estensione indica anche quel sentimento di solidarietà che lega le persone tra loro come “fratelli” quando sono accomunati dagli stessi ideali e scopi.
In questa prospettiva, obiettivo primario, per vivere in pienezza la fraternità, è abbattere ogni forma di individualismo, vero nemico della fratellanza, che genera arrivismo, sete di potere, discriminazioni e ingiustizie. Tessere relazioni aiuta a realizzare progetti di bene, perché si mette al centro il bene comune, si riconosce un’appartenenza delle persone alla stessa specie, si rigenera la propria identità.
La fratellanza non è una categoria che circoscrive, che divide. È una categoria che include. Essa descrive una pratica di armonia e di pace. È uno stato d’essere, uno stato dell’essere.
Per S. Francesco, attraverso la fraternità, è l’unico stato di benessere, l’unico stato che consente di star bene insieme tra gli uomini e con le cose fuori da ogni condizionamento culturale, religioso, storico…! È l’ordine della realtà.
Riconoscere la libertà dell’altro e accoglierlo nella sua diversità irriducibile, sentirsi convocato al rispetto incondizionato dell’altro, sembrano essere le caratteristiche della fraternità francescana. In particolare la fraternità consente a persone che sono eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali di esprimere diversamente il loro piano di vita, o il loro carisma, cioè la loro singolarità!
E finalmente siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili; non rendete male per male, né ingiuria per ingiuria, ma, al contrario, rispondete benedicendo; poiché a questo siete stati chiamati per avere in eredità la benedizione.”
(1Pt 3,8-10).
• Sentirsi fratelli è una prerogativa nobile, capace di mettere insieme tutti, che nasce dal desiderio di vivere in pace, a prescindere da ogni diversità di pensiero;
• Si parte dal rispetto di sé e degli altri, dal riconoscere bisogni reciproci e dalla consapevolezza di essere legati gli uni agli altri dal filo sottile e universale delle fragilità.
• È qui che la fragilità diventa desiderio di ascolto, di gentilezza, di servizio a sé e agli altri, ci consente di sfuggire al fascino stregato delle ideologie, al deserto dell’indifferenza e dell’egoismo, della aggressività e della violenza, e contribuisce in modo deciso a porre le basi per una fratellanza universale, via speciale per la Pace.

Quando amate, non dovete dire “ho Dio nel cuore”,
ma piuttosto “io sono nel cuore di Dio”.
E non crediate di condurre l’amore, giacché,
se vi scopre degni, esso vi conduce
“.
David Maria Turoldo

Nelle Lodi a Dio Altissimo, S. Francesco canta tutto il suo stupore davanti alla grandezza e magnificenza di Dio Stupisce il ritmo quasi martellante delle due parole che ricorrono continuamente: «Tu sei».
• C’è già tutto, c’è la scoperta che l’Altro esiste, che esiste per me, di fronte a me, che è effettivamente un interlocutore fuori da me, ma allo stesso tempo in relazione intima e profonda.
• Allora non ci si stanca di ripetere la novità che l’altro rappresenta per me; è la ripetizione tipica degli innamorati, quella che non affatica, anzi, che non diventa mai routine o formula di cortesia perché è un ripetere senza saziarsi lo stupore che l’amato ci sia per me.
“Tu sei il Bene”, diventa un’espressione che tutti noi dovremmo far entrare nella nostra vita, sia in rapporto a Dio, che nel rapporto con gli altri.
Dalla cura delle relazioni fraterne, dal senso di comunione che ne deve scaturire che avvolge e coinvolge il nostro essere francescani, quale significato assume il Prendersi cura della Chiesa: come fare a mantenere rapporti con Chiesa locale, soprattutto quando la fraternità è presso il convento? Che servizio si può offrire alla Chiesa locale?
La fraternità è e deve esser espressione della Chiesa, è nella sua natura prendersi cura di essa attraverso la cura dei rapporti con il suo Pastore, facendosi promotori di iniziative di comunione, mettendosi al servizio cella chiesa locale dando il proprio contributo nell’impegno pastorale nei vari settori, a partire dal servizio della carità, pastorale familiare, cura dei giovani e dei piccoli.

Prendersi cura dell’Ordine: quali rapporti con i diversi livelli? Possono essere sentiti come un aiuto che fa vedere un orizzonte, che tiene i contatti, che garantisce fedeltà al carisma o può fare tutto da sola una singola fraternità e sentire la struttura organizzativa come peso e legame? Perché offrire disponibilità per servizi nei Consigli locali, regionali e nazionali? Cosa offre al singolo questa esperienza?
Innestati in un rapporto di comunione fraterna, non si possono demandare sempre ad altri gli impegni di servizio nel governo della fraternità. Il senso di appartenenza ci impone di prenderci cura dell’Ordine, di servire i fratelli senza riserve, con la disponibilità ad accettare gli incarichi di servizio quando chiamati, così come a lasciare con restituzione e gratitudine quando conclusi. La nostra identità di francescani secolari, è profondamente legata al senso di appartenenza e quindi alla conseguente responsabilità di contribuire alla sua crescita nel bene. Questo servizio è un dono e un impegno, che offre grazia e benedizione se frutto di una chiamata e di una risposta sincera che genera una missione specifica per il bene di molti.

Prendersi cura della fraternità: Solo della propria? O prendersi cura delle fraternità vicine magari piccole e deboli? Quali valori/ricchezze si trovano in più in una fraternità che poi però sono da curare e coltivare con lo sforzo di tutti? Entrare nell’ofs può essere una proposta ancora attuale, nella Chiesa e nella società di oggi?
Prendersi cura della Chiesa, dell’Ordine, non può prescindere al prendersi cura della fraternità, luogo di festa, di perdono, spazio accogliente, cantiere di vita dove allestiamo la tenda della comunione, per riportarla nelle strade e ancor più nelle periferie delle nostre città.
In questo contesto, l’impegno è quello di guardare oltre il nostro spazio e progettare insieme ai fratelli che condividono il carisma di Francesco, percorsi di bene.
Non possiamo più attendere!
Ripartire da una revisione della nostra vita, soprattutto scrollandoci di dosso pregiudizi, maldicenze, pessimismo… indossiamo le armi della pazienza, bontà, misericordia, gentilezza. Creare con le nostre parole azioni, una cultura della gentilezza per tessere nuove e consolidate relazioni.
Vivere CON GLI ALTRI e non PER GLI ALTRI o SU GLI ALTRI.
L’invito è ad essere testimoni di una umanità, con il gusto della vicinanza nella bellezza delle relazioni.
Coniugare nella nostra vita tre verbi: ACCOGLIERE ACCOMPAGNARE DISCERNERE
ACCOGLIERE: “Chi accoglie voi accoglie me”. Noi accogliamo Dio se accogliamo gli altri. Avere una cultura dell’ospitalità; mettere l’altro prima di noi stessi.
ACCOMPAGNARE: Essere accanto: non avanti, né indietro ma accanto al fratello. Mettere al centro un cammino condiviso nel rispetto della diversità.
DISCERNERE: Non lasciarsi rubare la Speranza; Dio ha nel cuore un sogno e sogna con te!
Fidarsi, scegliere con il cuore aperto all’altro.
La sorpresa di Dio è nella vita, ha un volto: la Misericordia.
In questo tempo, ancora sotto il peso della pandemia e delle tante guerre che minacciano il mondo, abbiamo la possibilità di recuperare questa dimensione essenziale per la vita dell’uomo, considerando che ogni incontro con l’altro può trasformarsi in un’azione di bene; quanto vale oggi, dire o sentirsi dire “Ti voglio bene”!
È il coraggio di dare valore e significato ai gesti quotidiani, di riprendere in mano la nostra vita e rilanciarla come straordinaria possibilità di rinascita.
Nella prospettiva francescana educare al bene vuol dire formare la persona alla necessità di recuperare la gratuità, la fraternità, cioè quel tipo di relazioni familiari e fraterne che rendono possibile la vita armoniosa e affettuosa tra gli uomini.
In questa straordinaria avventura della vita, spesso dimentichiamo quanto sia essenziale il valore dell’incontro con l’altro, il tessere relazioni, farsi dono dell’amore ricevuto e per questo ancora di più, adoperarsi per fare del bene. Ignoriamo che il piacere, quello vero, si trova nelle cose semplici, ma soprattutto non ci rendiamo conto che ognuno di noi è un piccolo miracolo scritto nel miracolo più grande che è il mondo.

Alfonso Petrone

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