Dal Vangelo alla cura attraverso la fraternità

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure” (Lc 9,11).

A che serve conoscere la Parola del Signore, se poi questa non cambia i nostri occhi? A che serve dire che ci amiamo, se poi siamo abbagliati nello sguardo dall’egoismo e dall’indifferenza che ci rende freddi e senza cuore nei riguardi dei fratelli? Che senso ha seguire Gesù se non si condivide il suo sguardo sulle persone e sulla storia del mondo?
La pandemia ha evidenziato un malessere che c’era e lo ha accentuato. Dobbiamo perciò, soprattutto in questo particolare periodo, percorrere le vie della dignità, della solidarietà e della fraternità, vie indispensabili per promuovere la dignità umana, il bene comune, il prendersi cura realmente se vogliamo veramente sostenere gli altri e insieme attraversare questo tempo che ci sta mettendo a dura prova colpendo l’economia, la salute, i rapporti e non sempre mette in evidenza il rispetto reciproco.
La fraternità è stata scelta da papa Francesco come parola chiave per interpretare la realtà ed esprimere il sogno di una società vivibile nell’oggi e nel domani. Essa va vissuta attraverso la solidarietà, virtù da sempre additata come fondamentale per la convivenza e divenuta di uso comune nel discorso sociale. Noi della famiglia francescana dobbiamo testimoniare, mediante lo stile dei propri rapporti, il Vangelo della fraternità proclamato verbalmente.
Se diamo uno sguardo al Terzo Capitolo della Regola OFS, negli articoli dal 20 al 26 troviamo delle indicazioni molto preziose della “Vita in Fraternità”, possiamo anche definire il terzo Capitolo “Stile di vita del Francescano”, uno stile che deve essere vissuto e concretizzati nel “secolo”, ovvero nella vita di tutti i giorni. E se la secolarità, nella sua dimensione umana, è stata presentata come prima condizione perché il laico francescano possa essere testimone autentico del messaggio di Gesù nella quotidianità, la vita di fraternità diventa ora riferimento essenziale, sempre per il laico francescano, per la personale crescita cristiana e francescana.
La Fraternità, intesa come stile di vita, diventa tale se parte da una vita in fraternità. Parte, cioè, da un ritrovarsi assieme ad altre persone che, bisognose di vivere la fede, trovano nell’altro, nella persona messa a fianco dal Signore, quell’aiuto, quel sostegno per condivider, camminare, crescere e testimoniare la fede.
La fraternità è il “luogo”, dove ritrovarsi, come francescani secolari, per approfondire la Parola di Dio, condividerla, renderla concreta attraverso l’esperienza di vita.
Il luogo dove attingere e dove riportare. Il luogo di arrivo e di ripartenza. È per noi francescani una peculiarità presentarsi al “mondo” vivendo e testimoniando la fraternità.
Nella Enciclica “Fratelli tutti” la fraternità non è un sentimento né un’idea astratta. Ma la prospettiva (rivoluzionaria) con la quale guardare e vivere l’altro. È costitutivo dell’essere umano. Così infatti papa Francesco spiega nell’enciclica: «Nessun popolo, nessuna cultura o persona può ottenere tutto da sé. Gli altri sono costitutivamente necessari per la costruzione di una vita piena. […] Perché “l’uomo è l’essere-limite che non ha limite”» (Ft150). Amare tutti. Amare per primi. Farsi uno. Vedere Gesù nell’altro. Amare il nemico. Amarsi a vicenda. Non sono solo semplici frasi ma vita vissuta.
Chiediamo allo Spirito che oltre a rendere docili i nostri cuori per ascoltare la sua Parola, apra anche i nostri occhi sulla realtà e ci faccia vivere il “vero Stile fraterno”.

Fr. Giambattista Buonamano
Assistente Regionale Ofs

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