FEDE, SPERANZA E CARITÀ IN SANT’ELISABETTA

In occasione della Festa di Santa Elisabetta d’Ungheria vogliamo riflettere sulla sua vita e soprattutto su tre aspetti della vita cristiana che ella ha saputo incarnare perfettamente, le tre Virtù Teologali: la Fede, la Speranza e la Carità.

La Fede
Elisabetta è stata una donna di grande Fede, di una Fede molto profonda, cresciuta e maturata grazie al suo carattere già mansueto, mite, incline al prossimo.
Sant’Elisabetta ha saputo coniugare una fede viva, una preghiera forte, con opere concrete di carità. Non era soltanto una fede astratta la sua, ma una fede che si faceva vita, che si faceva concretezza. Una Fede cresciuta passando nelle prove della quotidianità, soprattutto nelle aspre prove della vita: nel buio lei non si è mai scoraggiata ha saputo continuamente alimentare il suo percorso di amore verso Dio.
Anche noi – soprattutto in questo momento difficile – siamo chiamati ad avere fede, ad abbandonarci al di là di tutto perché il Signore vede ogni cosa e trae da ogni male il bene per la nostra crescita.
Ci aiuti Sant’Elisabetta ad aumentare la nostra fede e a curare il nostro rapporto con il Signore affinché possa concretizzarsi in opere di carità verso il prossimo.

La Speranza
La Speranza cristiana è una virtù umile e forte che ci sostiene e non ci fa annegare nelle tante difficoltà della vita.
L’incontro di Elisabetta con la spiritualità Francescana improntò profondamente le sue scelte e il suo stile di vita. La speranza la porta avanti e le dà gioia. Quando non c’è speranza umana, c’è quella di virtù che ti porta avanti, umile, semplice ma ti dà una grande gioia. Questa gioia cresce nella storia di Elisabetta delle volte si nasconde, non si vede, altre volte si manifesta apertamente.
L’esempio di Elisabetta, gioiosa nel suo essere moglie e madre, consigliera saggia nel servire il Cristo nei poveri. Si narra che la sposa abbia detto: è in Dio che amo mio marito, possa lui che santificò il matrimonio, concederci la vita eterna. È la gioia della presenza di Dio che cammina con lei, con il suo popolo, e quando c’è gioia c’è pace. Questa è la virtù della Speranza: dalla gioia alla pace.
Questa speranza non delude mai, neppure nei momenti bui, quando Elisabetta si ritrova a fare i conti con la vedovanza e le angherie dei parenti. La speranza la sostiene e non la fa annegare nelle difficoltà. La speranza è quella virtù umile, quella virtù che scorre sotto l’acqua della vita, ma che ci sostiene per non annegare nelle tante difficoltà, per non perdere quel desiderio di trovare Dio, di trovare quel volto meraviglioso che tutti vedremo un giorno, quello del Risorto.
La speranza non la delude perché è silenziosa, umile e forte. L’amicizia con Cristo crea in Santa Elisabetta il senso della Giustizia, dell’uguaglianza di tutti, dei diritti degli altri e la carità speranza dei poveri.

La Carità
San Paolo scrive ai Romani offrendo loro queste parole: “La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità” (Rm 12,9-13).
Questi pochi versetti della Lettera ai Romani ci offrono un’immagine fedele di Sant’Elisabetta.
Chi è Sant’Elisabetta? È colei che non ha finto, è colei che non ha giocato a fare la regina ma a essere la regina della Carità, la regina dell’Amore ha deposto quella corona di metallo per indossare la corona di gloria incorruttibile della Carità, che l’ha portata a vivere quella comunione d’amore con Cristo che ha saputo riconoscere negli ultimi, nei bisognosi, di fronte ai quali non si è fermata ma ha lavorato con lo zelo costante e sempre più forte per servire Cristo in quanti ha incontrato, in quanti ha avuto la possibilità di accogliere con quell’affetto fraterno e materno.
Elisabetta ha alimentato la speranza vivendo la carità, rafforzando la sua fede perché in Cristo Gesù ha trovato la sua ragione, in Cristo Gesù ha trovato compimento il cammino segnato dall’incontro con i frati francescani. L’esempio di san Francesco, l’annunzio dei frati, la testimonianza che lei ha raccolto da questi nostri confratelli ha fatto sì che Sant’Elisabetta servisse il Signore nella gioia, nella letizia, nella Carità.

Possa Sant’Elisabetta intercedere per noi, perché possa illuminare le nostre strade per indicarci quale è veramente la via da seguire per conseguire insieme a lei quella salvezza e quella gloria eterna che in Cristo Risorto trova il senso e il significato più alto dell’amore di Dio per noi.

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