Un apostolo dei nostri tempi. Annunciare la Parola di Dio e denunciare l’opera dell’uomo

“Non sono un prete ambientalista… sono soltanto un prete”. Così ha esordito P. Maurizio Patriciello nel corso della sua testimonianza alle nostre fraternità O.F.S. e Gi.fra di Napoli, S. Eframo Vecchio.
Da queste parole si comprende subito l’impronta che il nostro ospite ha voluto dare all’incontro.
Difatti, il relatore precisa che qualificare un prete come “ambientalista” è riduttivo della sua missione sacerdotale: impoverisce il suo stesso essere sacerdote, non mettendo al centro l’uomo e la sua creaturalità.
La cura dell’ambiente è solo un aspetto che riguarda l’uomo che è l’unico custode dell’universo intero.
E a questo punto si sofferma ad esaminare i mali che oggi affliggono l’umanità, le nuove povertà, andando oltre il suo ruolo pastorale e spirituale.
Ci invita a guardare l’uomo con simpatia, sottolineando però che ciò non deve indurci ad avallare ogni suo comportamento ma solo a vedere in lui il volto di Dio.
Ci esorta ad andare incontro all’altro con la consapevolezza che tutti abbiamo da dare e, al contempo, prendere qualcosa.
E, per sperimentare la pochezza dell’essere umano se lontano da Dio, ricorre ad un’immagine molto incisiva: il cuore come un recipiente vuoto che chiede continuamente di essere riempito. “Nessuno si illuda – afferma con forza Don Maurizio – se non lo si colma di amore per Dio, per il creato, per il prossimo, ben presto lo si trova zeppo di immondizie“.
Un’incitazione questa a fare meglio, ad aprirsi all’altro, ad assumersi ciascuno le proprie responsabilità, “semplicemente”… a diventare santi!
La santità cui dobbiamo aspirare – chiarisce ancora il nostro relatore – non è un concetto astratto, un traguardo irraggiungibile, ma uno stato che si realizza giorno dopo giorno, nella normalità della vita quotidiana. Allora il mio pensiero corre immediato al nostro Padre Francesco quando diceva ai suoi frati ed oggi ripete a noi: “Cominciate a fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile“.
Diventare santi, quindi, non è un’utopia” – mi dico -, sentendomi rassicurata dalle parole e dall’esempio di chi ho scelto come modello per realizzare la mia vocazione a vivere la perfezione evangelica.
Allora presto maggiore attenzione alle parole di Don Maurizio, rimanendone rapita, nonostante il suo dialetto provinciale che un po’ mi infastidisce. Subito, però, il mio spirito critico prende il sopravvento e mi viene per un attimo da pensare: “E’ solo un sacerdote come gli altri, magari meno carismatico dei tanti che abbiamo conosciuto e certamente meno simpatico nell’approccio umano“. E ancora, da cattolicissima, appellativo da lui usato in senso dispregiativo in riferimento ad alcuni commenti critici sulla enciclica ultima del Papa, anche io mi chiedo: “Ma in fondo che ha detto di nuovo?” Trovo la risposta in quella che lo stesso don Maurizio fornisce ai cosiddetti “cattolicissimi”: “La verità è già stata annunciata… occorre solo incarnare il Vangelo nel tempo attuale!”.
Ritorno, quindi, ad ascoltarlo con interesse. Lo sento annunciare il Vangelo con veemenza, applicarlo ai casi di cronaca dei nostri giorni, urlare con la stessa autorità di Gesù: “Fuori i mercanti dal tempio” e mi dico: “però essere sacerdote e annunciare il Vangelo nella terra dei fuochi non è come altrove“.
La sua Chiesa, infatti, sta sempre dalla parte dei più deboli, di chi non ha voce per far valere i propri diritti e non – come a lui piace dire – da parte dei ricchi prigionieri del loro inutile bagaglio.
Non è compito del prete“, continua don Patriciello, ritornando alla tematica oggetto del suo intervento, “denunciare i danni contro l’ambiente ma della politica che deve trovare una soluzione a tutto ciò che attenta i diritti umani fondamentali. La società civile, attraverso organizzazioni intermedie, deve sollecitare in tal senso le strutture politiche“.
Da qui il richiamo forte anche a noi francescani. Un invito a prendere coscienza che l’ambiente ci riguarda e noi, come tutti gli altri abitanti del pianeta
terra, abbiamo contribuito a danneggiarlo. “Abbiamo pensato di rimanere sempre sani in un mondo malato“. E invece i primi a subirne le conseguenze siamo stati proprio noi.
Con questa consapevolezza dobbiamo fare la nostra parte e cominciare a formare coscienze perché – per dirla alla maniera di Francesco – : “finora abbiamo fatto poco e con scarso profitto“.

Adele Imperatore
fraternità Ofs Napoli-Sant’Eframo

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