I CARE: OGNUNO HA UNO YETI SUL TETTO

Dal 3 al 5 Gennaio si è svolto a Cava de’ Tirreni, presso il convento di San Francesco e Sant’Antonio, il consueto week end invernale “Una Mano per un Sorriso”. L’iniziativa, che ormai va avanti da qualche anno, ha lo scopo di donare a bambini che vivono particolari situazioni di disagio sociale, familiare ed economico giorni di spensieratezza e felicità.
I cuori e le menti di bambini e animatori sono stati invasi dallo spirito di cura. Il personaggio che li ha accompagnati è un cucciolo di yeti, Everest, che, scappato da una base militare, trova rifugio sul tetto di un palazzo. Proprio qui incontra Yi, un’adolescente un po’ ribelle che sogna di girare il mondo con il suo violino. Tra i due nasce una forte amicizia, nonostante l’appartenenza a specie diverse. L’uomo delle nevi sente presto, però, la necessità di tornare a casa e Yi e i suoi amici decidono di intraprendere il lungo viaggio verso l’Himalaya. Nel prendersi cura del piccolo yeti, Yi ha l’opportunità di attraversare l’intera Cina, fare il viaggio che tanto desiderava, e riscoprire se stessa.
Per l’animatore il progetto “Una mano per un sorriso” è proprio questo: dedicare il proprio tempo, le proprie energie, il proprio amore all’altro, fare dono di sé all’altro e, nel frattempo, ritrovare in se stessi la magia e la bellezza. Alcuni animatori ci hanno raccontato la loro esperienza.

Sono partita con tante ansie e preoccupazioni, quelle preoccupazioni che affliggono tante persone, vuoi per lo studio, per il lavoro e per le diverse situazioni da affrontare. Sono partita per poter dare letteralmente una mano per far sorridere dei bambini meno fortunati di me. È avvenuto l’esatto opposto. Sono stati loro che hanno aiutato me a sorridere. Il loro entusiasmo e la loro gioia vissuta in ogni piccolo gesto ed attività pensata per loro, sono state una cura per tutte le ansie, al punto da non voler tornare più a casa. È stata un’esperienza intensa e spero vivamente che, tra tanti sorrisi che mi sono stati donati dai bambini, sia stata anch’io in grado di donarne almeno uno.
Angela

Spiegare in poche parole cos’è la vacanza “Una mano per un sorriso” mi è quasi impossibile. La definirei un progetto, un progetto di vita. Tu lo scegli. La prima volta puoi capitarci per caso, ma solo alla fine prendi coscienza di essere obbligato ad una scelta. Dopo che passi giorni a contatto con bambini che in pochi anni di vita ne hanno viste sicuramente più di te, torni a casa, ti siedi e pensi: come posso essere d’aiuto? Se quei sorrisi e quelle lacrime ti hanno colpito il cuore, inizi il tuo progetto di vita, cerchi cosa puoi fare sul tuo territorio, ti ritagli almeno un pomeriggio a settimana da dedicare alla cura dei piccoli. Il mio impegno è solo una goccia nell’oceano, ma qualcuno dovrà pure iniziare e vi assicuro che è contagioso, non si riesce più a fermarsi. Provi a regalare a quei ragazzi, mi piace definirli così, un momento di spensieratezza e occasioni, per noi quotidiane, ma che alcuni di loro vivono raramente, forse solo durante questa esperienza. Andare al mare, al bowling, semplicemente ricevere delle attenzioni ed essere ascoltati da qualcuno… durante quei giorni capisci che nulla è così scontato. E al termine comprendi, poi, che c’è uno scambio reciproco di emozioni e sensazioni, che è un condividere continuo e il tuo cuore scoppia di gioia. La cosa più bella è aver visto ragazzi conosciuti a 9 o 10 anni che ora, all’età di 15 anni, nutrono il desiderio di diventare animatori, di impegnarsi per la cura dell’altro. Frutti rari e preziosi che non ti fanno smettere di crederci!
Lucia

Introdotti per un pomeriggio nel mondo delle favole, siamo stati accompagnati in un percorso incantato e d’improvviso ci siamo imbattuti in una frase: “Ognuno ha una favola dentro che non riesce a leggere da solo. Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti” (Pablo Neruda). Una riflessione che conduce proprio a noi, che richiama il senso del nostro servizio. La relazione che ci svela chi siamo, la consapevolezza dell’unicità del dono che portiamo dentro e l’altro, la frontiera innalzata davanti e, al tempo stesso, l’opportunità di avvertire il simile nel dissimile. È sempre uno sguardo d’amore che ci salva, è sempre un atto di cura, gratuità che rende possibile la rischiosa e libera ricerca della felicità che sfida ogni apparentemente immodificabile dato di realtà. Siamo salvati perché possiamo ritrovare la bellezza persino di ciò che non può essere aggiustato. È questa consapevolezza che non possiamo far mancare ai bambini che ci sono stati dati in dono con il Progetto “Una Mano per un Sorriso”. Ciascuno cresce solo se sognato.
Luciana

Fare l’animatore alla vacanza “Una mano per un sorriso” è un’esperienza che richiede il massimo delle proprie energie, fisiche e mentali. La meraviglia sta nel fatto che, paradossalmente, si ritorna a casa più carichi di felicità, quella vera, e di energia positiva. Sono giornate, quelle della vacanza, che sconvolgono le abitudini quotidiane di qualsiasi animatore: tutti i propri bisogni vengono messi in secondo piano, perché bisogna essere completamente concentrati su quelli dei bambini. Quando li si vede ridere e sorridere si viene ripagati di tutta la fatica. Ogni loro momento di sincera gioia è una vittoria per l’anima. È vero, non sono giorni semplici, ma “Nella vita non è attraverso la strada più facile che si raggiunge la felicità”. Invito tutti a partecipare a quest’esperienza perché è l’occasione per ritrovare l’essenza dell’essere umano attraverso gli occhi puri di un bambino.
Rosario

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