Tutto per un sì

Ogni anno torna in estate uno degli appuntamenti più belli per tutta la famiglia francescana: il convegno Nazionale Araldini. Un’occasione unica di incontro, testimonianza, preghiera ed evangelizzazione.
Anche quest’anno sono partita per Assisi con gli araldini e con gli altri animatori della mia fraternità. Questa volta, però, l’entusiasmo consueto era in parte contenuto da una riflessione “esistenziale”: era proprio necessario, ancora una volta, lasciare casa, famiglia, marito e figlio per andare? Per di più quest’anno tutte le camere dei miei araldini erano coperte da almeno un animatore e così io avrei dormito in una camera di soli animatori provenienti da diverse fraternità. Insomma, la mia assenza non avrebbe pesato a nessuno!
Intanto, molto combattuta tra il voler e il dover fare, mentre ero intenta a rileggermi il vademecum, continuavo a dirmi che avrei potuto comunque dare il mio contributo all’interno del gruppo di cui ero responsabile: tanti anni di fraternità sarebbero pur “serviti” a qualcosa, a qualcuno…
E così ho lasciato la vita di tutti i giorni, in fondo “solo per un sì“, quel sì detto in Gifra 27 anni fa e professato nell’Ofs 10 anni dopo. Dopo aver tanto ricevuto, pensavo di poter e dover dare qualcosa e invece… come sempre, dopo tanti anni non ero ancora entrata nella logica di quel Dio che stravolge i piani per donarti più di quanto tu abbia mai osato sognare.
Le “riflessioni esistenziali” sembravano finite con il viaggio. Arrivata alle porte di Assisi, restava solo l’entusiasmo e la voglia di vivere tutto a pieno senza lasciare nulla indietro.
Il tema del convegno “Tu sei bellezza che fine non ha”, mi è entrato subito nel cuore soprattutto perché, attraverso la minuziosa parafrasi del Cantico delle creature, siamo giunti alla conclusione che ciascuno di noi è un prodigio circondato da creature meravigliose. Il protagonista indiscusso di tutti i momenti di formazione, delle dinamiche, delle preghiere e dei lavori di gruppo è stato il CREATO; il film che ha introdotto le attività di ogni giorno è stato “Il re Leone” magistralmente rappresentato dalla Fraternità della Campania.
Bellissimo è stato l’intervento del Padre brasiliano che ci ha parlato di Sorella Morte. Rimasto orfano quando aveva solo pochi anni, ci ha raccontato di come è stato difficile convivere con questo lutto fino a quando, ormai frate e trentenne, ha conosciuto la storia del venerabile Carlo Acutis, un ragazzo morto a 15 anni di leucemia ed ora seppellito ad Assisi.
Belle le domande degli araldini, commoventi gli interventi dei ragazzi all’interno dei gruppi, molti i volti in lacrime, tante le storie di malattie e di dolore reso sopportabile dalla presenza dei fratelli in Cristo.
Tra le tante attività, riuscite tutte benissimo, una è stata particolarmente “significativa” per me: la passeggiata da Rivotorto a San Damiano, attraversando a piedi i sentieri delle campagne di Assisi, sotto il calore di Frate Sole. Il “pellegrinaggio”, alternato da momenti di pausa, per godere della frescura di frate Vento e per sentire i nostri fratelli gifrini parlare del Cantico, è stato abbastanza lungo e faticoso. Alla fine, quando siamo giunti alla meta, era ormai troppo tardi e la chiesetta era già chiusa.
Tra la delusione generale, ho iniziato a riflettere e sono arrivata alla conclusione che, in effetti, il vero obiettivo della giornata era stato più che raggiunto: riappropriarsi della bellezza del creato!
Il pellegrinaggio verso la chiesetta, si era trasformato in un pellegrinaggio dentro il cuore del Creato nel godere della vista dei campi di grano, nel sentire il profumo dei fiori e il cinguettio degli uccelli, la carezza del vento, il caldo del sole, la freschezza dell’acqua… Assorta nei miei pensieri, mi son venute in mente le parole di Francesco: “Signore cosa vuoi che io faccia”? Chissà quanta strada aveva percorso prima di arrivare a San Damiano, quanta emozione nel vedere da lontano quella chiesetta in rovina, quanto entusiasmo nel ripararla, credendo, così, di adempiere in pieno al progetto di Dio. E invece… Non aveva capito lui, tutto intento a riparare San Damiano – benché invitato a riparare la chiesa tutta -, non abbiamo capito noi che cerchiamo di riparare la chiesa, mentre forse oggi l’invito è a riparare la casa comune, il nostro creato che è tutto in rovina.
E allora, provvidenziale, per me, è stato l’incontro nei pressi di San Damiano con Antonio Caschetto, coordinatore del programma Laudato sì del Movimento cattolico mondiale per il clima (GCCM). In un suo libro, ha messo in relazione il Cantico delle Creature di San Francesco con l’enciclica Laudato sì di papa Francesco. Il risultato delle sue ricerche è devastante: mentre continuiamo a pensare al nostro orticello, la nostra casa comune va in fiamme. Non c’è più tempo, resta, però, la speranza, quella che deve spingere tutti noi uomini e in particolare noi cattolici e francescani a guardare il mondo con una nuova consapevolezza.
E allora, se il creato porta significazione di Dio altissimo, non possiamo restare a guardare mentre tutto va in rovina. Custodire il creato e salvaguardare le creature tutte deve essere una nostra precisa responsabilità e forse anche priorità. Il nostro “prossimo” non potrebbe essere il Creato che tutte le creature presenti e future contiene?
Ero partita per il convegno con una riflessione, rivelatasi poi alquanto banale, alla fine torno a casa con un’inquietudine esistenziale: All’inizio di una nuova era, i francescani non hanno forse la responsabilità, più degli altri, di riparare la casa comune? Questa volta il convegno è iniziato quando sono tornata a casa…

Cinzia Petrillo
(Ofs Avellino – Roseto)

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